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I Gigaproblemi del Piano Fibra del PNRR

I Gigaproblemi del Piano Fibra del PNRR

Della fibra ottica illuminata

Cross-posted on Medium for Comitato Ventotene

Il PNRR, ce lo diciamo da qualche anno, è un'occasione davvero unica per l'Italia per recuperare il divario che negli ultimi 40 anni l'ha allontanata sempre di più dai paesi più sviluppati. Certo, gli oltre 194 miliardi di euro del più grande piano di investimenti in Italia di sempre non sono costati poco: circa i due terzi sono, infatti, a debito, che per il secondo paese con il debito più alto d'Europa (e il quarto nel mondo), rappresenta un rischio elevatissimo!

La prima azione del PNRR, che da sola pesa il 21% del budget, è il progetto di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione in Italia. Il motivo è subito chiaro per tutti: se è vero che l'Italia non è il peggior paese in UE in termini di efficienza della macchina pubblica, lo diventa con netto vantaggio se si esclude gli ultimi entrati (soltanto Polonia, Romania e Bulgaria la battono).

Efficienza della macchina pubblica
Efficienza della macchina pubblica (da KDZ - Centre for Public Administration Research)

Il Piano "Italia a 1 Giga"

Una voce significativa della digitalizzazione è il progetto "Italia a 1 Giga" che ha il seguente obiettivo, semplice ma ambizioso:

Raggiungere entro il 2026 il 100% delle famiglie e delle imprese italiane con reti a banda ultra-larga.

Questo era infatti il piano redatto tra il 2020 e il 2021:

Fasi del Piano Italia a 1 giga
Fasi del Piano Italia a 1 giga (da innovazione.gov.it)

E dunque, a quattro anni dall'inizio del PNRR, e a due dalla scadenza, a che punto siamo?

Le esperienze pregresse

L'idea di cablare l'Italia, specialmente le zone cosiddette "a fallimento di mercato" (in pratica, le aree in cui vivono buona parte degli italiani, tipicamente piccoli comuni o zone rurali, e il cui costo infrastrutturale non è sostenibile per gli operatori telefonici) non è recentissima: dobbiamo infatti al Governo Renzi, nel 2015, la prima formulazione di questo intervento, con il Piano Banda Ultralarga (BUL), dove Enel entra nel business della fibra ottica creando l'azienda Open Fiber, che si aggiudica tutti i bandi del BUL. Ebbene, il BUL è stato l'esempio da manuale dell'inadeguatezza amministrativa italiana, basta notare infatti che l'obiettivo (molto più modesto di quello del PNRR) era il seguente, come scritto nel documento strategico condiviso dal governo a marzo 2015:

... il piano strategico per la banda ultralarga si pone l’obiettivo di massimizzare entro il 2020 la copertura della popolazione con una connettività ad almeno 100 Mbps.

Eppure, solo il 23% delle famiglie è stimato aver raggiunto i 100Mbps entro il 2021.

I rebranding all'italiana

Ecco che, quindi, quale occasione migliore del RegenerationEU (per gli italiani che non amano l'inglese, PNRR), dove l'Europa ci presta vagonate di soldi - ma con scadenze serratissime - per svecchiare il Piano BUL? In fondo, grazie all'esperienza acquisita con quest'ultimo (ritardi sui bandi, sugli scavi, sui permessi delle autorità territoriali e dei comuni), si può far finta di "partire da zero" e realizzare tutto in pochissimo, semplicemente rivedendo il vecchio progetto e aumentandone un po' l'ambiziosità, così da impacchettarlo ad hoc per il placet delle istituzioni europee. E quindi, il 27 luglio 2021 nasce il piano "Italia a 1 Giga".

I primi problemi già dal concepimento

Purtroppo, però, benché il nome altisonante, i burocrati che frettolosamente hanno messo in piedi l'iniziativa sono stati un tantino ottimisti (forse speravano in un ammorbidimento dell'Europa sulle scadenze?), riuscendo appena in tempo a rispettare la milestone di luglio 2022 per la preparazione dei bandi di appalto e l'assegnazione dei lotti. Curiosamente, gli unici due partecipanti ed aggiudicatari sono stati Tim ed Open Fiber (entrambe controllate dallo Stato in varie forme), suddividendosi i quasi 7 milioni di civici più o meno a metà così:

Suddivisone lavori Piano Italia a 1 giga
Suddivisione lotti tra Tim e Open Fiber (da webinar ANCI)

Tutto sembra organizzato al meglio, peccato che nella fretta, pare che la mappatura dei civici e dei km da coprire fosse un po' abbozzata (forse per stare nei tempi?): il conto, è stato così approssimativo, che circa il 50% dei civici di competenza di entrambi gli assegnatari erano inesistenti, e in più un'ulteriore denuncia recente di Open Fiber dichiara che sarà necessario coprire 20 mila km in più (circa +30%) per raggiungere gli obiettivi previsti dal bando.

A che punto siamo quindi?

Il primo traguardo operativo era di connettere il 15% dei civici entro giugno 2023, ma per quella scadenza siamo arrivati solo al 2%. Inoltre, Open Fiber ha dichiarato di non riuscire a completare i lavori prima del 2028, portando così a quasi certamente perdere i finanziamenti del PNRR, e, come se non bastasse, Open Fiber ha mancato gli obiettivi (già rinegoziati) per dicembre 2023, attestandosi a circa il 50% delle previsioni. Ma il dato più preoccupante è forse il seguente, segnala Key4Biz, ossia che al 31 dicembre 2023 solo 240 mila clienti hanno attivato una linea in queste aree. Attivazioni sussidiate al 100% da esborso pubblico, per un costo totale di oltre un miliardo e mezzo di euro.

Prospettive future e la lezione da imparare

Insomma, se è quasi certo che i fondi europei destinati a questa parte del PNRR andranno in fumo, resta da chiedersi come si sia arrivati a questo e se ciò fosse evitabile. In particolare, dovremmo porci le seguenti domande, e una risposta andrebbe pretesa dagli stessi decisori pubblici che si indebitano a nostre spese: (i) i quasi 8 anni di inefficienze e inadempienze su un obiettivo molto più modesto non erano abbastanza per prevedere questa evoluzione? (ii) davvero ci aspettiamo uno sviluppo virtuoso dando montagne di soldi per intervalli di tempo brevissimi a operatori ed aree di mercato già inefficienti? (iii) se l'adesione dei cittadini è così scarsa, davvero connettere il 100% dei civici italiani era un obiettivo così importante da indebitarsi significativamente, o forse potevano essere individuate delle versioni in scala ridotta, più ragionevolmente raggiungibili, che avrebbero portato a risultati paragonabili senza gravare sulle tasche degli italiani e degli europei?